03 giugno 2018

Dio preferisce la premier

IL FOOTBALL DEL VECCHIO CONTINENTE COME PIACE ALLA TRADIZIONE di 

di MatteoDonadoni
Nel giorno in cui il Fulham ha battuto 0-1 l’Aston Villa nella finale playoff di Championship, venendo ufficialmente promosso in Premier League, a Kiev è andata in scena quella che verrà ricordata come la finale delle lacrime. Piangevano tutti come vitelli. Salah è uscito in lacrime per essere caduto malamente a seguito di in un fallo scomposto (che in Italia definirebbero “di mestiere” se fatto da un difensore bianconero preso a caso) di Sergio Ramos non visto dall’arbitro. Lacrime copiose anche per il difensore madridista Carvajal, che, come nella finale 2016 contro l’Atletico Madrid, ha vinto una Champions in infermeria. Per terminare col più vitello di tutti, Loris Karius, portiere del Liverpool dal pianto inestinguibile, che, dopo aver regalato la tredicesima coppa ai Blancos con due papere - di cui la prima francamente imbarazzante anche per la squadra della parrocchia -, ha camminato da solo, consolato da nessuno. O perlomeno da nessun compagno di squadra.
Tre vitelli, dunque, ai quali tutto sommato è andata meglio rispetto a quelli che, almeno stando al quotidiano egiziano Al Masry al Youm, la famiglia di Mohamed Salah avrebbe sacrificato prima della finale per infondere al Messi d’Egitto la forza necessaria. Questo sacrificio, devo dire, non è stato assolutamente vano. Infatti ci ha dato la certezza olimpica che sacrificare vittime al falso Dio non funziona mai, e, soprattutto, se di fronte hai un Sergio Ramos capitano cattolico, ne esci con le ossa rotte, ma non ditelo a Bergoglio, non crede che Dio sia cattolico, anche per questo nel referendum irlandese la Chiesa ha brillato per assenza. Nessuna mobilitazione, nessun intervento da Roma, nessun aiuto dei vescovi europei. Così, l’ultimo Paese del nostro continente ad avere resistito contro la morte di Stato torna alla pratica barbara dei sacrifici umani, conquistandosi il diritto di uccidere i propri figli. Rimpiangiamo il sacrificio dei vitelli, perché, fra l’altro, il rito islamico ha fatto incazzare gli animalisti, cosa sempre divertente.
Prima dell’infortunio di Salah gli inglesi si erano dimostrati molto aggressivi, d’altra parte avrebbero potuto spuntarla solo con un’intensità di gioco altissima per tutti i novanta minuti. Così non è stato. Un po’ per il contraccolpo psicologico, un po’ perché il Real, nonostante la serata no di toni Kroos (tre passaggi sbagliati) è la squadra più forte nel complesso, il Liverpool ha finito per abbassare il proprio baricentro, rendendo impossibile il gegenpressing di Klopp. La prodezza del panchinaro d’oro Gareth Bale, col relativo passaggio al 3-5-2, ha solo messo la parola fine sul referto sportivo. L’unica emozione successiva è stata il palo colpito con tiro da fuori da Mané. Il resto è crollo emotivo endemico.
Meno male che almeno il tecnico del Liverpool, Jürgen Klopp ha festeggiato ubriacandosi e cantando tutta la notte con i tifosi dei Reds. Festeggiare una sconfitta è di gran lunga molto più cattolico del preoccuparsi nevrastenico per l’andamento dei titoli in borsa come fanno certi catto-comunisti nostrani (principale problema italiano).
Così, mentre ci prepariamo a gustarci un campionato mondiale di football nel Paese delle matrioške, ci troviamo con un golpe politico soft imbastito apparentemente in fretta e furia per salvare i nostri risparmi e soprattutto per consentirci di vedere tutte le partite in chiaro senza esser disturbati da noiose dichiarazioni politiche, ma in verità già orchestrato da più di venti giorni, buttati a mare a bella posta per impedire il voto a luglio. Un voto che sarebbe stato certamente l’inizio vero della Terza Repubblica.
Grazie a Dio l’Italia in questo frangente storico è fuori dai mondiali di calcio come una bambola di legno uscita male dalle mani di un falegname uralico ubriaco in pieno inverno. Così gli Italiani sotto l’ombrellone avranno la possibilità di dedicarsi una buona volta a discutere di ciò che più importante per il futuro della nazione e non della nazionale.
Magari di fronte ad un match di football esaltante e una birra gelata. O una vodka. Vashe zrodovye!

 

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