04 giugno 2018

Donne e religione. Due esempi

di Franco Ressa
Le donne nelle religioni non sono poche, il paganesimo era popolato di dee e il Cristianesimo fonda la misericordia e la protezione delle anime sulla Vergine Maria. Numerosissime sono le sante e le martiri che spesso dimostrarono più coraggio ed abnegazione rispetto ai corrispondenti uomini.
Si vorrebbero presentare in questo articolo due esempi di donne veramente fuori dal comune dal punto di vista tanto intellettuale che spirituale. Una è pagana e l’altra cristiana.
La prima si chiamava Giulia Domna e fin da bambina fu immersa nelle pratiche religiose, essendo figlia di un grande sacerdote-re, Giulio Bassiano di Aram, antichissimo stato già citato nella Bibbia ai tempi del re Davide. Bassiano gestiva il culto del “dio montagna”, in siriano El Gabal. Si trattava in realtà di un grosso meteorite caduto molti anni prima nelle vicinanze della città di Emesa (oggi Homs in Siria), e ritenuto un dono degli déi disceso con fuoco e fragore sulla terra (forse parte di esso è diventata la “pietra nera” venerata dai musulmani a La Mecca).
Al tempo della nascita di Giulia Domna (anno 170), già molti erano i cristiani ad Emesa, e uno di essi era diventato vescovo di Roma, allora patriarca della parte occidentale dell’impero romano, in embrione il Papa. Si trattava di Aniceto, in carica tra gli anni 155 e 166. Giulia aveva osservato queste novità, ed essendo diventata una donna bellissima e molto istruita per i tempi, aveva potuto sposare un importante generale romano, Settimio Severo, originario di Leptis Magna, oggi presso Misurata in Libia.
Nell’anno 193 Settimio sostenuto dalle legioni dell’esercito era diventato imperatore, e Giulia prese parte attiva nella questione delle religioni, un problema non da poco nell’impero. Gli déi dell’Olimpo erano ormai in via di estinzione come culto, molte nuove religioni, specie orientali facevano adepti portando spiritualità nuove, le principali erano il culto di Mitra, asiatico, quello di Iside, egizio, quello Ebraico e quello di Gesù Cristo in rapida espansione.
Al contrario degli imperatori e dei governatori romani, che usavano la persecuzione e l’eliminazione fisica dei ribelli religiosi, e non solo cristiani, Giulia Domna si accorse che una fede non la si può contrastare con proibizioni e violenze, bensì con qualcosa di analogo ma più forte. Ebbe così inizio da parte della corte imperiale la propaganda di Apollonio di Tiana.

Costui era un filosofo nato nella Cataonia, oggi Turchia centro-meridionale. Nacque qualche anno dopo Gesù (forse nell’anno 2), fu un seguace delle dottrine di Pitagora, che imponeva l’osservanza del celibato, la comunione dei beni, diversi divieti nel mangiare e nel praticare il sesso, pratiche di purificazione per il corpo e l’anima. Ma il pitagorismo non era propriamente una religione, la dottrina si fondava sui numeri e si apparentava ad una scienza ermetica.
Apollonio viaggiò molto. Ebbe contatti con i sacerdoti dei culti egizi, i magi di Babilonia, i bramani indiani, i seguaci di Budda in India, i fachiri. Tornato in patria fondò diverse scuole pitagoriche in Anatolia ed in Grecia, poi arrivò a Roma al tempo dell’imperatore Nerone, durante il dominio del suo terribile prefetto del pretorio Tigellino. Quest’ultimo aveva in mente di farlo assassinare, ma la caduta di Nerone lo salvò. Ebbe poi modo di conoscere e farsi apprezzare dai successivi imperatori Flavi: Vespasiano e Tito, ma all’avvento al potere del crudele e depravato Domiziano, venne fatto arrestare sotto l’accusa di esercitare arti stregonesche, avendo predetto una pestilenza ad Efeso.
Al processo presenziò l’imperatore stesso, ma il giudizio prese una piega del tutto diversa da quella impostata, infatti la folla degli spettatori acclamava Apollonio non appena apriva bocca. Temendo una rivolta, Domiziano fu costretto ad assolvere il filosofo, ma chiese di incontrarlo in privato per poterlo eliminare senza testimoni. Senza paura Apollonio si presentò all’imperatore, e gli dichiarò l’assoluta libertà dell’essere umano da ogni potere. Non solo le anime non possono essere catturate, ma neppure i corpi, infatti quando Domiziano infuriato da queste parole fece entrare i sicari, Apollonio si smaterializzò e sparì.

Si dice riapparve a Pozzuoli, dove visse ancora per qualche tempo, poi morì (forse nell’anno 98), ma alcune volte riapparve, come accadde ad un ragazzo che dubitava dei suoi insegnamenti sull’immortalità dell’anima. Apparendogli e rimproverandolo, gli dimostrò che l’anima sopravvive ed agisce dopo il distacco dal corpo.
Malgrado certe somiglianze con Gesù Cristo, la dottrina di Apollonio ebbe poco seguito, inoltre l’affermazione di libertà nei confronti del potere imperiale poteva essere altrettanto pericolosa della negazione cristiana sulla divinità dell’imperatore. Anche i pitagorici apolloniani sarebbero finiti in pasto ai leoni. –
Restò però la simpatia dell’imperatrice Giulia Domna; Apollonio di Tiana portava con sé anche delle donne, e le faceva partecipare alla propria dottrina. Dopo la sua scomparsa alcune delle sue scuole furono dirette da donne, anzi alcune divennero in maggior parte femminili. Giulia morirà tragicamente nel 217, e la storia imboccherà il cammino che porterà al trionfo del Cristianesimo un secolo dopo.

All’inizio del XII secolo, in pieno medioevo, le donne non potevano ereditare beni, né testimoniare in processi, nella religione cristiana non potevano amministrare sacramenti, nemmeno il battesimo, non potevano predicare e in chiesa non era loro pemesso di fiatare, ma dovevano concentrarsi in zone separate dagli uomini, in certe cattedrali erano previste apposite balconate chiamate matronei.
Le donne appartenevano anima e corpo agli uomini, con l’eccezione di coloro che avevano scelto di consacrarsi a Dio, e si rinchiudevano in conventi per esercitare la preghiera e la castità lontane dal mondo.
Sembra strano oggi da dire, ma il monachesimo fu il primo passo verso la liberazione femminile. Merito esclusivo del Cristianesimo che questo aveva inventato ed organizzato. Nulla del genere era mai esistito in altre religioni come l’Ebraismo e l’Islam, e anche le vestali dell’antica Roma non erano tenute che ad un servizio temporaneo e non furono mai più di sei.
Nei monasteri le donne per la prima volta impararono ad autogestirsi e tra esse sorsero notevoli esempi di sante. Il più singolare personaggio dei tempi fu Hildegard (Ildegarda) von Bingen, tedesca di nobile famiglia, nata nel 1098 a Bermesheim nella Germania occidentale. Contrariamente alle ragazze della sua epoca riceve un’educazione, tanto religiosa che culturale. Entra a 15 anni nel monastero di Disinbodenberg e in pochi anni diviene badessa. Era in effetti la più intelligente monaca di tutta Europa, conoscendo la letteratura, la matematica, l’astronomia, la musica e la teologia. Fin dall’infanzia aveva il dono della preveggenza attraverso visioni mistiche. I suoi libri di questioni religiose vengono approvati dal miglior teologo dei tempi, Bernardo di Chiaravalle l’ispiratore dell’ordine dei cavalieri Templari, e il Papa Eugenio III ne legge pubblicamente dei brani al sinodo di Treviri nel 1147.

Le viene permesso di uscire dalla clausura e riesce a fondare due conventi: San Roberto presso Bingen, dove risiederà fino alla morte, e Eibingen, entrambi si affacciano sul fiume Reno. La sua fama la fa diventare consigliera degli uomini potenti della Germania, come Corrado di Hohenstaufen, e il di lui nipote l’imperatore Federico Barbarossa. Ildegarda lo incontra nel 1155 a Ingelheim, ma quando il monarca scenderà in guerra contro il Papa Alessandro III e i comuni italiani, lo biasimerà aspramente, per avergli voluto contrapporre degli antipapi. Barbarossa viene sconfitto a Legnano nel 1176 ma intanto Ildegarda viaggia malgrado la salute sempre più malferma, visita molti monasteri e dà i consigli per il loro miglioramento. Richiesta dalle cittadinanze, può predicare sulle piazze di Treviri, Metz, Colonia, Liegi, Magonza e Wurzburg, cosa inaudita e permessa solo a lei in tutto il medioevo. Muore a Bingen il 17 settembre 1179. Da parte delle gerarchie ecclesiastiche c’è ritegno nel dover riconoscere una così grande personalità femminile, e si cerca di farla dimenticare, in effetti viene beatificata solo nel 1324 e canonizzata nel 2012 da Papa Benedetto XVI, che l’ha dichiarata dottore della Chiesa.


 

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