12 giugno 2018

Governo. Prove di disinnesco al G7

di Marco Sambruna
La recente partecipazione di Giuseppe Conte al vertice del G7 in Canada dietro il sipario delle dichiarazioni ufficiali ha lasciato trasparire quello che sarà forse il principale motivo di conflitto fra Lega e M5S.

Infatti a proposito dei rapporti con la Russia Conte, a nome evidentemente del governo italiano, ha assunto una posizione che è un capolavoro di ambiguità. Il Presidente del Consiglio ha detto in sintesi di essere d’accordo con Trump circa le aperture alla Russia, ma di condividere anche le posizioni UE circa il mantenimento delle sanzioni finché non muterà l’atteggiamento russo verso l’Ucraina.
Questa dichiarazione, oltre a rappresentare la quintessenza del qualunquismo tipico della preistoria democristiana profila un pericolo che si va delineando all’orizzonte: quello di una “normalizzazione” del governo il quale, dopo i primi proclami roboanti, si allinea gradualmente al mainstream del pensiero progressista dettato dalla UE.

Insomma potrebbe accadere al nuovo esecutivo quello che è già accaduto a Tsipras in Grecia il quale partì rivoluzionario e finì istituzionalizzato.

In altre parole la posizione di Conte al G7 può prefigurare quella che sarà la prossima linea di tendenza del governo e al contempo la faglia di frattura fra Lega e M5S.
La Lega infatti è una realtà che parte da premesse chiare e intransigenti riguardo una molteplicità di temi come le posizioni critiche verso la UE, l’atteggiamento filorusso in quanto sovranista (e non sovranista in quanto filorusso), le politiche anti immigrazioniste. Il Carroccio si presenta dunque come forza rivoluzionaria in quanto dissidente verso il mondialismo elitario.
Il M5S ha invece una fisionomia politica duttile e flessibile che si presta a più interpretazioni, dal sovranismo monetario di di Maio e Grillo al massimalismo progressista di Fico o Sibilla. Ma proprio grazie o a causa di questa duttilità il M5S è molto più facilmente “normalizzabile” e “omogeneizzabile” per renderlo conforme al frullatone libertario e nichilista che ha infettato l’occidente.

Di fronte a questa duttilità pentastellata facilmente adattabile alle circostanze del momento la Lega, convivendo al governo con le tendenze qualunquistiche grilline emerse con particolare evidenza dalla dichiarazione di Conte al G7, deve fare attenzione a non farsi disinnescare della sua carica rivoluzionaria potenzialmente eversiva per il Potere.

Il Potere è infatti abilissimo ad annullare le opzioni che lo ostacolano applicando il metodo che possiamo qui definire come “disinnesco graduale” - peraltro già adottato dal gesuitismo che sembra caratterizzare la chiesa odierna - col fine di trasformare posizioni massimaliste potenzialmente eversive in posizioni minimaliste del tutto innocue.

Il primo passo lungo questo iter di disinnesco consiste nell’adottare un linguaggio qualunquistico costellato di avversative. Così, ad esempio, si è per l’apertura alla Russia, ma anche per il mantenimento delle sanzioni UE; si è per filtrare i flussi immigratori tuttavia senza pregiudicare i rapporti coi paesi di origine degli immigrati; si è per il sostegno alle famiglie naturali, però non si trascurano altri tipi di unioni, etc. Questa strategia cerchiobottista se si consolida è tale da provocare, di cedimento in cedimento, la penetrazione nelle politiche governative di elementi tipici del progressismo laicista dominante in Europa occidentale su temi di primaria importanza.
In definitiva è certo che il Potere proverà in tutti i modi a disinnescare gradualmente la Lega sostenendo le tendenze progressiste che coabitano all’interno del qualunquismo del M5S con altri orientamenti, per provocare infine uno smottamento a sinistra di tutta la compagine governativa. In questo senso la dichiarazione di Conte al G7 o quelle di Fico a sostegno dei flussi migratori costituiscono già un primo preoccupante segnale d’allarme.

 

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