19 giugno 2018

Libri. Ratzinger la rivoluzione interrotta

di Alfredo Incollingo e Francesco Filipazzi
Il portato del pontificato di Joseph Ratzinger è ancora tutto da valutare ed analizzare. Nonostante siano passati oltre cinque anni dal funesto giorno delle “dimissioni” per ingravescente aetate, quotidianamente emergono aspetti importanti, testi da rileggere e messaggi che analizzati oggi appaiono profetici e dirompenti.
A sviscerare la figura di Benedetto XVI ci ha pensato dunque Francesco Boezi, firma del quotidiano Il Giornale, scegliendo di intervistare una serie di personaggi del mondo cattolico che hanno vissuto o addirittura hanno maturato la propria fede proprio nel periodo ratzingeriano. Il tutto è raccolto nel volume “Ratzinger : La rivoluzione interrotta”, edito da La Vela.

Sono tanti i nomi celebri della cultura cattolica italiana che hanno deciso di raccontare il papato di Benedetto XVI, facendo luce su un aspetto particolare della sua apologetica.
Il volume riporta le testimonianze di quattordici testimoni, fra i quali troviamo anche due collaboratori del nostro blog, Aurelio Porfiri e Giuliano Guzzo. Il maestro Porfiri, nell’ultimo contributo del volume, propone una riflessione sul senso del sacro, della liturgia e della musica nel pensiero Ratzingeriano, forse il principale aspetto (contro)rivoluzionario del pensiero del Papa tedesco, in contrapposizione culturale e perfino estetica con il mondo circostante. Anche se non citato, il riferimento al Summorum Pontificum viene automatico.

Interessante, parlando di questo confronto, il testo del sociologo Guzzo, che pone l’accento su un altro testo importante e a suo modo sorprendente. «La Deus caritas est è stata non soltanto un capolavoro, ma anche una sorpresa: il papa regnante da non molto, additato dalla cultura dominante come il grande inquisitore, che esordisce con un’enciclica sull’amore. Fu qualcosa di stupendo e di inatteso, anche perché con quell’enciclica Benedetto xvi iniziò il suo ufficiale confronto con la cultura laica o comunque non cristiana. Ricordo a questo proposito la meravigliosa replica che il papa intese dare a Friedrich Nietzsche, secondo cui il cristianesimo  –  cito testualmente  –  “avrebbe dato da bere del veleno all’eros, che, pur non morendone, ne avrebbe tratto la spinta a degenerare in vizio”. Sono trascorsi già tredici anni, ma ritengo che la Deus caritas est abbia ancora molto da dire e da dare a chiunque la rilegga».

Ettore Gotti Tedeschi, da sempre attento alle tematiche sociali della Chiesa Cattolica, ci illustra i punti salienti della riflessione economica di Benedetto XVI: pur parlando di sistemi di produzione o di indici di borsa, il Papa Emerito non ha mai estromesso il Vangelo dai suoi discorsi sui mali della finanza mondiale. Si dibatte fin troppo spesso, e inutilmente, su un'economia dal volto umano, senza giungere ad una proposta realista e soddisfacente. Solo Ratzinger è riuscito a cogliere la radice della cattiva economia: questa non è né buona né cattiva di per sé, perché è un semplice strumento umano. Sta all'uomo usarlo nel modo migliore e lo può fare solo seguendo gli insegnamenti di Gesù nei Vangeli.

Il giornalista Marco Tosatti, invece, cerca di rispondere ad una domanda tuttora irrisolta: perché Benedetto XVI si dimise nel 2013? Citando dati e fatti, ci racconta i legami tra le lobby di potere, alle volte poco cristiane, che si intrecciano in Vaticano e che avrebbero sospinto il Santo Padre ad abdicare. Il suo “conservatorismo” era un ostacolo troppo arduo da superare per chi avesse voluto riformare in chiave progressista la Chiesa Cattolica.

Francesco Agnoli, instancabile apologeta, intervistato da Boezi, ricorda la battaglia del Papa Emerito per dimostrare la razionalità del cristianesimo. Si pensa spesso, sulla scia di opinioni storiche piuttosto dubbie, che la religione di Cristo abbia perseguitato la scienza moderna, ritardandone la nascita. Benedetto XVI, al contrario, ha spiegato l'irrinunciabile e fondamentale connubio tra Fede e Ragione, un rapporto imprescindibile per il cattolicesimo.

Fra i contributi trova spazio anche una voce femminile, quella di Maria Rachele Ruiu, che coglie con grazia uno degli aspetti basilari della comunicazione di Benedetto XVI: «Proprio papa Ratzinger ci ha dimostrato che anche un’attitudine mediaticamente mite e pacata, quasi schiva, è capace di far vibrare i cuori e smuovere le masse, quando è al servizio di un messaggio che resta comunque di per sé potente, coinvolgente e sovversivo com’è quello del Vangelo: papa Ratzinger ha avuto e ha la capacità di trasmettere altissimi concetti teologici con una semplicità disarmante. Rende tutto semplice anche a un’ignorante come me! E poi, definire non comunicativo il primo pontefice che si è iscritto a Twitter… non mi torna». Insomma, per comunicare e farsi capire non sono necessarie pagliacciate e gesti fantasmagorici ma possono bastare mitezza e contenuti.

Il libro è molto completo e analizza aspetti che vanno dal "tradizionalismo di Ratzinger" fino ai discorsi sulle radici cristiane dell'Europa, al rapporto con il mondo e con i giovani. La raccolta di interviste di Boezi racconta una rivoluzione (o una restaurazione, come nota Gotti Tedeschi in prefazione e noi azzardiamo a dire controrivoluzione) incompiuta e ci parla di un uomo che, forse sconfitto sul piano terreno da forze più grandi di lui, ha deciso di ritirarsi in disparte. Ma il testimone non è caduto.



 

0 commenti :

Posta un commento