01 giugno 2018

Libri. "Sia l'uomo la tua frontiera"

di Francesco Filipazzi
Di medicina il mondo cattolico parla moltissimo, generalmente come corollario di discussioni di temi etici. L'attenzione è dunque rivolta a casi limite, come quello di Alfie o di Charlie, all'aborto, alla gravidanza o agli handicap. Si tratta di argomenti certamente appassionanti, ma talvolta distanti dall'esperienza quotidiana, nonostante i momenti di malattia siano fra i principali della vita di ogni persona, nei quali ci si trova talvolta deboli e più vulnerabili.
Uno degli ultimi libri di Aurelio Porfiri, Sia l'uomo la tua frontiera - Lettera ad un medico di famiglia,  esplora proprio una dimensione ordinaria dell'esistenza, ponendo l'attenzione sulla figura del medico di famiglia, quello che ci accompagna giorno dopo giorno nei nostri malanni, nei bisogni di rassicurazione, nelle buone e, ahinoi, nelle cattive notizie. Il medico di base diventa il protagonista dell'esistenza, quasi paragonabile ad un confessore, al quale si dicono cose che a nessun altro si direbbero mai, di fronte al quale il paziente è nudo e completamente aperto. Il ruolo del dottore diventa quello di un amico e consigliere, confidente e difensore.
Porfiri si apre al lettore e ricorda che un medico e un chirurgo non devono ridurre la persona alla sua malattia o all'organo che stanno curando, ma devono sempre ricordarsi di avere di fronte un essere umano, magari spaventato e disorientato. Questo essere umano è dunque la frontiera invalicabile, da rispettare e accudire con rispetto. La medicina non deve essere una scienza puramente tecnica ma un esercizio di umanità. Le citazioni al riguardo sono molte, a partire da Ippocrate e dal famoso giuramento, per arrivare a Monaldo Leopardi e Benedetto XVI.
L'autore ci ricorda che in ultima istanza, il medico, volenti o nolenti, deve accompagnarci per mano fino all'estremo momento della morte, condividendo con lui molto più di quanto condividiamo con gli amici migliori. Il volume mette in luce aspetti sorprendenti, su cui difficilmente siamo portati a riflettere.
Il tema scelto da Porfiri è dunque azzeccato. La scrittura in forma di lettera conferisce al volume un alone di intimità e, non da ultimo, la scelta di mostrare vizi e virtù di medici e pazienti raccontando alcune barzellette e storielle divertenti, dona un tocco di classe al testo.

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